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Eccomi, peggio per voi !!!!!!!!!


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Ed ecco qui a raccontarmi, a gentile richiesta come dicevano i peggiori “guitti” della Commedia dell’ Arte. L’unica cosa che mi puo’ assolvere e’ che si tratta della Verita’, tutta la Verita’, niente altro che la Verita’.

Mi madre mi ha raccontato che sono nato di primavera dopo la meta’ del secolo scorso, in un ridente paesino lungo la riva al Po dalla parti di Parma, non ho motivo di dubitarne anche se spesso mi sembra che sia successo ieri o poco prima.

Ridente paesino si fa per dire, intorno c’era solo la grande pianura, non la prateria, ma per me era gia’ la stessa cosa. A volte, si vedevano in lontananza le Alpi, a volte gli Appennini, spesso niente perche’ la nebbia copriva tutto. E allora si potevano finalmente sognare orizzonti piu’ lontani. Il grande fiume era come una lunga strada d’acqua che veniva da lontano e portava non si sa dove.

Dopo una carriera scolastica senza lode e senza infamia, sopravvissuto al Liceo, sono approdato all’ Università’ di Bologna, Facoltà’ di Ingegneria Elettronica, quella Informatica arrivo’ solo molti anni dopo.

Era bello vivere fuori sede, Bologna negli anni tra il ’67 ed il ’72 era piena di stimoli, non solo elettronici, anzi proprio per nulla.  Erano anni caldi, ci eravamo convinti di dover cambiare il mondo, riuscimmo invece a cambiare solo noi stessi, per sempre. Poteva andare peggio.
In quegli anni all’università c’era solo un enorme computer che mangiava schede di cartone e sputava chilometri di carta pieni di numeri, onestamente io preferivo le radio, le antenne sui tetti ed i tralicci mi sembravano cose più umane, cosi’ scelsi Telecomunicazioni come specializzazione. Mi affascinava mandare la mia voce lontano e ascoltare voci dell’altra parte del mondo, scoprire che c’erano tante cose oltre l’orizzonte.

Intanto cominciava a nascermi dentro la passionaccia per le strade, quelle lunghe, quelle che portano lontano.

Il giorno che decollo’ il primo Apollo per la Luna montai con un amico  su una vecchia e scassata Fiat 500 e via con destinazione Capo Nord, avevamo un’idea vaga di dove fosse ma il nome era affascinante. C’erano poche autostrade allora e la meta era veramente in capo al mondo, quante cose da vedere e da scoprire. Magnifico !

Quando Armstrong mise piede sulla Luna noi eravamo già arrivati in Norvegia per scoprire di essere solo a meta’ strada, il mezzo era malconcio e noi anche. Al diavolo Capo Nord, c’era la Svezia e la Danimarca da esplorare e cosi’ fu. Non ce ne pentimmo ed il problema fu trovare il coraggio e i soldi per ritornare indietro dopo un paio di mesi.

Poi ogni estate trasferimento a Londra, ufficialmente per imparare l’inglese. Imparai la lingua ma anche tante altre cose. All’inizio mi guadagnavo da vivere lavando piatti come tutti, poi trovai lavoro in uno studio fotografico come garzone apprendista tuttofare.

Piano piano imparai il mestiere, mi piaceva fare il fotografo, era un lavoro interessante e creativo. Tornavo comunque a Bologna dopo ogni estate e giu’ a dare esami a rotta di collo. A novembre del quinto anno portai a casa la laurea a tempo di record. Adesso finalmente il mondo era mio, chi mi fermava piu’ !

Invece mi tocco’ fare il soldato. Il periodo del militare e’ stato il peggiore della mia vita e ancora mi ritorna negli incubi notturni, abituato come ero alla libertà mi sentivo come in galera, anzi peggio. Passo’ anche questo ma non perdonero’ mai all’esercito di avermi rubato 18 preziosi mesi di vita. E poi ero un soldato assai poco guerriero, anzi, non sarei mai riuscito a difendervi dai “barbari invasori”. Per fortuna mia e vostra non ce ne fu bisogno.

Come previsto, dopo la specializzazione in Telecomunicazioni, il primo lavoro che trovai fu come programmatore di computer in una grossa banca. Addio alle radio e alle antenne, maledetti computer mi avevano catturato

Comunque imparai molto lavorando quasi sempre in IBM ma dopo tre anni poteva bastare ed avanzare. Trovarmi chiuso sempre nello stesso ufficio mi procurava crisi di claustrofobia sempre piu’ acute e mi rendeva oggettivamente indisponente nei confronti dei colleghi e dei superiori.

Mi licenziai ed andai a fare l’insegnante precario, stipendio gramo ma tanto tempo a disposizione per sviluppare nuove idee e percorrere altre strade.  Alla meta’ degli anni ’70 erano arrivati i primi Microprocessori, sottoprodotto civile della Guerra Fredda, il buon vecchio Texas 9900 fu il mio primo amore. Era troppo avanzato per l’epoca e infatti spari’ rapidamente ma  ci lasciò in eredita’ una concezione diversa dell’elettronica,  la rivoluzione era iniziata in quei giorni ma in pochi ce ne accorgemmo. L’era dei Megaprocessori per pochi stava lasciando il posto ai Microprocessori per tutti anche se ci sarebbero voluti ancora quasi 20 anni perchè il mondo se ne accorgesse. Bill Gates era ancora uno studente squattrinato in riva alla baia di Seattle ma anche lui se ne era accorto.

Comunque nel lontano 1977 insieme a due giovani ingegneri argentini, emigranti al contrario in Italia, cominciammo a vedere se si riusciva a farne qualche cosa di buono di questi nuovi strani oggetti. Prima con i Texas poi con i Rockwell  e i Motorola iniziammo la rivoluzione informatica visto che le altre era meglio lasciarle perdere. Furono lunghi mesi, anzi notti di Camel e Mate, strano infuso dei gaucho della pampa dagli effetti travolgenti, almeno li faceva quello che preparava Louis.

Caso volle, mica tanto pero’ conoscendoci, che le prime applicazioni sviluppate da noi fossero Flipper e Slot Machines, regolarmente truccate, per il mercato spagnolo.  In meno di un anno diventammo molto bravi ed io andavo spesso in Nevada per incontrare i committenti ed i concorrenti americani. Eravamo i piu’ bravi a quell’epoca, creativita’ latina e tecnologia americana sono sempre stati una miscela esplosiva.

Così vidi finalmente le loro strade, quelle erano davvero lunghe e mitiche, altro che quelle europee.  Poi il West, il sogno dell’infanzia cresciuto nei film di John Wayne, l’amore fu immediato e travolgente. Sparivo per giorni e giorni a zonzo nei deserti della California, Nevada e Arizona, spesso solo per vedere dove portava una strada dal nome affascinante. Non ho mai amato le cartine stradali, mi toglievano  il fascino dell’ignoto.


Quando la ditta in Italia si sciolse, io me ne andai in California ed i miei soci tornarono in Argentina, emigrando una volta ancora avanti e indietro attraverso l’Atlantico. Non li rividi mai piu’, chi lo sa che fine hanno fatto nel magico e folle emisfero australe. Buona fortuna Louis e Juan, hasta la victoria, siempre !

Intanto io continuavo a pendolare tra il Pacifico e le rive del Po, avevo gia’ viaggiato il West in lungo ed in largo, un paio di traversate “Coast to Coast” in solitario, insomma le strade americane avevano ormai pochi segreti per me. E la regina di tutte era naturalmente la Route 66.

Trovai comunque il tempo di fondare un’altra società in Italia, questa volta per usare i Micro nel settore dell’automazione industriale. Il successo fu notevole ma dopo quattro anni sentivo il bisogno di muovermi, cosi’ continuai da solo come consulente free lance. La mia ex-ditta, con la quale non ho mai smesso di collaborare, esiste e prospera ancora. Era ormai la fine degli anni ’80 e da allora continuo la mia attività di progettista di Automazione Industriale tra l’Italia e l’America.

Bene, questo e’ tutto per ora, ma non pensate che sia finita così ! Mi sembra che il bello debba ancora venire, nuove cose da scoprire, da esplorare, nuove strade da percorrere, lunghe, solitarie, finche’ la benzina che abbiamo nel cuore non finira’ del tutto, speriamo tardi.

Permettetemi di regalarvi una citazione che mi piace molto, e’ di Immanuel Kant e risale al 1798. Sono passati due secoli ma purtroppo sembra sempre attuale e impossibile da realizzare.

“Nessuno potra’ costringermi
ad essere felice a modo suo”

Scusate per il disturbo e la lungaggine, provate voi a raccontare 50 anni in tre righe !

Linus

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Commenti

L’autore del sito — 7 commenti

  1. Un curriculum da intelligente inquieto di successo. Complimenti. E complimenti anche per la qualità e il gusto del sito, che mi farà da vademecum nella preparazione e nelle 3 settimane di Route che attendono a fine giugno me e la mia famiglia.
    Saluti

  2. Caro amico mio,
    c’è una cosetta che hai tralasciato di dire. Piccola, breve, ma di rilevante importanza. Io ho avuto la fortuna e l’onore di conoscere, probabilmente altri lo sanno, ma non penso che ne abbiano colto l’implicito vero significato del perchè. Tu per tutti noi, amici e non, sei l’ing. Lino Squarza, quando sbarchi negli USA e viaggi per le tue amate strade sei il suo alter ego LINUS. A te lascio l’onere del perchè.
    Grazie LINUS per come ti sei prodigato a mio pro.
    Un abbraccio Norberto #99

  3. uau!! gran bella storia di vita,mi si sono anche inumiditi gli occhi, se penso a tutte le lotte giornaliere di questa vita immaginare i viaggi che hai fatto è davvero bello. ora non posso ma presto viaggerò di nuovo anche io…
    forza e coraggioo

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