En el muele de San Blas

32- Ouaaaa, San Blas, Mexico

Turisti o viaggiatori ?

Ma perche’ bisogna sempre definire, distinguere, incasellare le persone in contenitori definiti ? Ognuno e’ se stesso e non deve cercare di essere qualcun altro.

Non importa cosa e se sia giusto o no.

Tanto per farvi un esempio di come io concepisca un viaggio voglio raccontarvi quello a San Blas, sulla costa pacifica del Messico, come e perche’ andai in quello speduto porticciolo. Non c’entra nulla con la Route 66 ma secondo me invece c’entra.

Quattro o cinque anni fa stavo rientrando da Cabo San Luca in fondo alla Baja California dopo mille miglia di deserto, quello vero di cactus a canna d’organo, rari paesi, scarsa benzina ma una strada (Mexico 1) fantastica a zig-zag su una sottile lingua di terra tra il Pacifico ed il Mare di Cortez.

La WV Golf si era comportata bene ma al’arrivo rimasi incastrato alla perifieria di Tijuana nel traffico caotico di un concerto Rock. Niente da fare, non sarei riuscito a consegnare l’auto prima della chiusura dell’agenzia e cosi’ decisi di parcheggiare ed andare anch’io a questo concerto.

Si trattava dei Mana’, un gruppo di Guadalajara molto famoso in Messico, un sound piu’ latino che rock anglosassone ma davvero gradevole. Folla oceanica, tifo alle stelle e pauroso ritardo all’inizio, tutto in stile perfettamente messicano.

Era una serata tiepida con brezza fresca dall’oceano, l’ultimo pezzo era “En el muele de San Blas”, una ballata triste ma molto coinvolgente.

Raccontava la storia di una giovane donna di San Blas, un piccolo porto sul Pacifico che vide partire il suo uomo per la pesca la sera stessa del matrimonio e non lo vide piu’ rientrare. Lei rimase sul molo “el muele” con il vestito nuziale per anni ed anni aspettandolo e vivendo della carita’ dei pescatori finche’ loro decisero di ricoverarla in un ospedale psichiatrico. La notte prima si tuffo’ nell’oceano e non fu mai piu’ ritrovata.




Nel dopo concerto, sempre molto vivace in Messico, cercai di approfondire la leggenda e imparai che la storia era vera, anzi che lo spirito della donna tornava nelle notti senza luna ad accendere un fuoco nella punta del molo per guidare il ritorno del suo uomo.

Decisi che dovevo per forza andare a San Blas alla ricerca del fantasma della “loca de San Blas”, la pazza come tutti la chiamavano. Un porto sperduto con il fantasma di una donna innamorata era assolutamente irresistibile per me.

Passo’ un anno e mi misi a progettare come arrivarci, attraversare il desero di Sonora dall’Arizona non era pensabile per motivi climatici ma anche perche’ infestato di banditi a caccia di viaggiatori sperduti. L’unica era volare a Puerto Vallarta e risalire la costa dell’oceano per 160 km, questo era fattibile.

E cosi’ feci, fu’ un tuffo profondo nel Messico vero fuori dalle rotte turistiche. San Blas e’ un porto alla foce di un fiume che si riempie quando la marea sale e si vuota quando scende, mettendo a dura prova i pescatori. Non e’ diverso da tanti altri luoghi ma la leggenda della “loca” me la aveva reso magico e speciale.

Gia’, dimenticavo il fantasma. Naturalmente avevo scelto un periodo di notti senza luna e dopo essermi goduto un tramonto sconvolgente attesi sulla spiaggia che la Loca accendesse il fuoco sulla punta del molo.

E cosi’ avvenne, soltanto che si trattava di un faro all’imboccatura esterna del golfo che proiettava la sua luce sul molo.

Non credo ai fantasmi ma lo stesso fu emozionante vederlo.

Linus

Share

Commenti

En el muele de San Blas — 5 commenti

  1. Si Mario, di fronte ad una storia cosi’ affascinante non potevo resistere. ormai la globalizzazione ha appiattito quasi tutto, stessi negozi, stessi fast food e centri commerciali, gente vestita nello stesso modo che desidera di possedere le stesse cose.
    L’unica diversita’ che val la pena di cercare resta la cultura, il mito, i sogni della gente ed e’ questo il senso della Route 66. Non un parco divertimenti per turisti ingessato e statico, certo c’e’ molto anche di quello, ma inseguire i sogni dei milioni di persone che migrarono ad ovest nell’Eldorado della California in cerca di un modo nuovo e libero di vivere. Questo si sente percorrendo l’asfalto sconnesso della Mother Road per chi ha voglia di ascoltarlo.
    Non vorremmo tutti fuggire dal nostro mondo angusto per l’Eldorado ? E questo e’ il sentimento che si prova correndo dalla fredda e ventosa Chicago alle assolate spiagge della California.
    Poi bisogna tornare in Italia ed e’ sempre piu’ difficile accettarlo.

  2. In un mondo in cui una parte si organizza per ottundere – in buona o in mala fede – i sensi della restante parte, e ci riesce, col risultato di appiattire tutto, e in special modo le pietanze più speziate; in un mondo tale mi vado convincendo che sia “reale” quello che riesce a muoverci, irreale il resto. La sposa di San Blas ti ha messo in moto, eccome; allora è vera.

  3. Certo Jack, si viaggia piu’ che con le gambe con la testa ed il cuore. Ed i luoghi anche banali acquistano magia e bellezza se li abbiamo dentro. Altrimenti sono solo “un altro posto” e non vale la pena di attraversare oceani e deserti per raggiungerlo.

  4. Bello Linus, che fortuna quell’imbottigliamento a Tjiuna!!! è un racconto che ti prende, spesso dietro la leggenda si pensa che ci sia la verità, ma è questo che rende la vita reale più interessante o no?

Lascia un commento