La sua Storia

LA STORIA DELLA
ROUTE 66


  La Route 66 nacque negli anni ’20 nell’ambito della realizzazione di una piu’ efficiente rete stradale specialmente nel West come riorganizzazione dell’insieme di piste create nei secoli precedenti dagli indiani prima e dai pionieri poi.La strada fu pensata, voluta e creata nella meta’ degli anni 20 da Cyrus Stevens Avery, un ricco uomo d’ affari di Tulsa Oklahoma. Egli ebbe l’dea di collegare il Middle West con la California attraverso una strada che passasse per il suo stato in modo da promuoverne lo sviluppo economico e sociale.

Infatti il tracciato della Route 66 non corrisponde al percorso piu’ breve tra i due punti estremi, meglio sarebbe stato passare attraverso Kansas City e Santa Fe, il famoso Kit Carson Trail ma Stevens costitui’ un potente comitato che riusci’ ad convincere la commissione federale incaricata della riorganizzazione stradale.
Effettivamente il percorso proposto presentava indubbi vantaggi, era in gran parte pianeggiante e piu’ facilmente agibile in inverno poiche’ attraversala la parte piu’ a sud del paese.

 In questi stessi anni lo sviluppo dell’automobile era diventato inarrestabile, nel 1910 in tutti gli stati dell’Unione si contavano 180.000 automezzi, nei dieci anni successivi furono messi sulla strada oltre 17 milioni tra auto, camion e autobus, l’esigenza di una rete viaria adatta non era piu’ rimandabile.

L’unico percorso automobilistico tra le due coste era stato aperto nel 1912, la Lincoln Highway che collegava New York con San Francisco attraverso St. Louis, Denver e Salt Lake City, piu’ meno l’attuale I-80.
Dovendo pero’ questa strada valicare le Rocky Mountains molto a nord risultava di difficile manutenzione e spesso inagibile per diversi mesi all’anno. La proposta sostenuta dal comitato di Stevens fu accolta.

Il 26 novembre 1926, dopo oltre un anno di discussioni la strada progettata da Stevens divenne la Route 66. La commissione federale per la viabilita’ aveva stabilito che le strade da Est a Ovest avessero numeri pari e quelle da Nord a Sud numeri dispari attribuendo le decine a quelle piu’ importanti. Stevens pretese che la sua strada si chiamasse Route 60 ma incontro’ una fortissima opposizione da un altro comitato che proponeva lo stesso numero per una strada proveniente da Atlanta in Georgia e anch’essa diretta ad Ovest.

Poiche’ quest’ultima veramente attraversava tutto il continente ottenne alla fine il numero 60, allora Stevens ripego’ sul 66, semplicemente perche’ aveva un bel suono. E questo numero porto’ veramente fortuna alla sua creatura.

Al momento della suo battesimo la Route 66 era pavimentata solo per brevi tratti e semplicemente collegava i percorsi dei vecchi Trail degli indiani e dei pionieri nei diversi stati. Ad esempio, per percorrere le 103 miglia tra la fattoria di Stevens a Tulsa e Oklahoma City ci volevano non meno di sei ore di guida su un fondo sconnesso e polveroso che metteva a dura prova sia i viaggiatori che gli automezzi. Le amministrazioni locali si impegnarono subito a migliorarne la percorribilita’ ma ci volle piu’ di un decennio perche’ diventasse totalmente agibile al crescente traffico automobilistico in tutte le stagioni dell’anno.

Cyrus Stevens considero’ fin dall’inizio la Route 66 come un potente strumento di sviluppo per l’Oklahoma e ne organizzo’ un lancio pubblicitario in grandissimo stile. Durante la seconda meta’ del 1927 venne organizzata una maratona podistica da Los Angeles a New York attraverso la Route 66, la “Bunion Race”, con grande risonanza nella stampa nazionale ed internazionale ed un premio al vincitore di ben 25.000 dollari, una cifra enorme per l’epoca.

Il 4 Marzo 1928 partirono da Los Angeles ben 275 partecipanti ma appena dopo pochi giorni di marcia ne rimasero meno di un terzo. La corsa si rivelo’ subito massacrante e l’organizzazione incontro’ presto grosse difficolta’ ad assistere i partecipanti lungo un percorso ancora scarsamente abitato e in mezzo ai deserti della California. La partecipazione della popolazione e della stampa fu comunque entusiasta ed il successo enorme. Gia’ in Texas un indiano Cherokee ventunenne di nome Andy Payne prese stabilmente la prima posizione affiancato in Oklahoma da Peter Gavuzzi un italiano di Southampton, Inghilterra, di un paio d’anni piu vecchio e veterano di maratone internazionali.

I due maratoneti raggiunsero Chicago insieme e proseguirono verso New York sempre in testa alla “Bunion Race” finche’ in Ohio Gavuzzi fu fermato da una banale infezione. Andy Payne taglio’ il traguardo da vincitore a New York insieme ai 53 partecipanti rimasti in gara dopo 87 giorni e 3.422 miglia percorse a piedi attraverso tutto il continente. Payne torno’ con il premio in Oklahoma, acquisto’ una fattoria per i suoi genitori, si pago’ gli studi e divenne funzionario della Suprema Corte dello stato.

Con questo lancio pubblicitario la Route 66 divenne immediatamente popolare in tutto il continente e la sua fortuna fu subito assicurata.
Nel 1934 le tempeste di sabbia ed una straordinario periodo di siccita’ durato alcuni anni (The Dust Bowl) spinsero centinaia di migliaia di Farmers dell’ Oklahoma, gli Okies, sulla Route 66 al grido di “o la California o la rovina”. Nel 1939 John Steinbeck descrisse questo periodo nel suo capolavoro “Furore”, definendo la Route 66 come la Mother Road, la Strada Madre. La Route 66 divenne subito una leggenda.

Nel 1938 venne completata la pavimentazione della Route 66 da Chicago a Los Angeles rendendola finalmente percorribile dalle automobili in tutte le stagioni dell’anno. Puo’ sembrare oggi banale ma allora l’evento fu salutato come un eccezionale progresso tecnologico. Il risultato fu reso possibile dal piano di sostegno all’occupazione, il New Deal del presidente Roosvelt, che negli anni peggiori della crisi economica impiego’ diverse centinaia di migliaia di lavoratori provenienti da tutti gli stati dell’Unione per la costruzione della strada. Molti di loro si stabilirono definitivamente lungo il percorso della strada e quelli che tornarono nei loro stati di origine contribuirono alla fama della Route 66.

Durante la seconda guerra mondiale l’enorme sforzo bellico degli Stati Uniti trovo’ nella Route 66 un elemento di vitale importanza. La produzione di automobili scese dai 3,7 milioni del 1941 a poco piu’ di 600 nel 1943 e l’industria venne riconvertita per la costruzione ai mezzi militari. Poiche’ il cuore industriale del paese si trovava nella zona dei grandi laghi, Chicago e Detroit in particolare, la Route 66 divento’ la principale strada di rifornimento per le unita’ impegnate nel sud Pacifico di stanza a San Diego.

L’enorme sforzo riusci’ ad essere sopportato solo per il 50 % dalle ferrovie, la Route 66 fece il resto. Inoltre gran parte delle basi militari per l’addestramento delle truppe furono insediate nel Mid-West, Oklahoma, New Mexico e Colorado, questo fece conoscere quei territori, ancora in gran parte disabitati, a milioni di americani, molti dei quali vi si traferirono al ritorno dalla guerra.

Finita la guerra milioni di americani, percorsero la Route 66 da Est a Ovest per stabilirsi nel nuovo Eldorado della California che aumento’ i suoi abitanti del 40 % in tre anni e li quadruplico’ in un ventennio. La Route 66 divenne sinonimo di avventura e di fuga dal presente verso un futuro migliore e per molti di quei viaggiatori il sogno si avvero’. Uno di loro, Bobby Troup, durante il trasferimento con la famiglia scrisse una canzone “Get your Kicks on Route 66″ che vendette a Nat King Cole appena a Los Angeles. Il motivo ebbe un successo strepitoso e Bobby divenne ricco e famoso immediatamente.

Paradossalmente l’esperienza bellica, che dimostro’ inequivocabilmente l’importanza strategica della Route 66, ne segno’ anche il destino. Dwight D. Eisenhower che aveva iniziato la sua carriera militare a Ft. Riley in Kansas, non lontano dalla Route 66, comprese perfettamente l’importanza della rete stradale per la difesa della nazione ed era rimasto impressionato dall’efficienza delle Autobahn tedesche volute da Hitler prima della preparazione del conflitto.

Negli anni successivi alla guerra la produzione automobilistica aveva ripreso vigore con quasi 4 milioni di automezzi costruiti all’anno. Lo sviluppo economico e la motorizzazione di massa spinsero sempre piu’ americani sulla Route 66 che in breve divenne insufficiente. Il traffico ed il numero di incidenti stradali avevano raggiunto livelli ormai inaccettabili.

Nel 1956 una legge federale fortemente sostenuta da Eisenhower, il Mc Donald Plan, decreto’ il rifacimento delle vecchie Route e la loro trasformazione in moderne Interstate Highways a piu’ corsie. Un’ impresa ciclopica che richiese piu’ di due decadi per essere completata ma che segno’ progressivamente la fine della Route 66 e del mondo che le ruotava intorno.

L’avvento delle Interstate rappresento’ un salto di qualita’ sostanziale per la viabilita’ del continente nord americano ma condanno’ a rapida rovina molte piccole citta’ situate lungo vecchie Route e ora tagliate fuori dal traffico. Dove non c’era un’ uscita dall’autostrada i paesi si spopolarono e spesso morirono, molto presto la Route 66 fu punteggiata di citta’ fantasma simili a quelle della corsa all’oro nel selvaggio West durante il secolo scorso.

Ci volle pero’ del tempo. Negli anni 60 la Route 66 era ancora cosi’ popolare che la rete televisiva CBS le dedico’ un serial televisivo interpretato da due avventurosi viaggiatori a bordo di una mitica Corvette che, pur progettata nel 1954 dalla Chevrolet, divenne presto l’emblema della strada. Mai come nei suoi ultimi anni di servizio la Route 66 fu cosi’ famosa ed amata.

Nel 1985 fu completato l’ultimo tratto della Interstate I-40 presso Williams (Arizona) e non fu piu’ necessario percorrere alcun tratto della vecchia Route 66 per raggiungere il Pacifico da Chicago. Ci vollero cinque Interstate per rimpiazzare la Mother Road: I-55, I-44, I-40, I-15 e I-10.

Forse e’ stata questa definitiva condanna a turbare milioni di americani per i quali il ricordo della Route 66 era ancora vivo e vitale. Si formarono associazioni, vennero eretti di nuovo i segnali stradali, la stampa ricomincio’ ad occuparsene ed i viaggiatori ripresero a percorrere la vecchia mitica strada finalmente liberata dal carico del traffico pesante intercontinentale..

La Route 66 e’ in un certo senso rinata e dal 1994 e’ passata sotto la protezione dell’ amministrazione federale dei parchi come ” monumento nazionale.” per la gioia di chi sa ancora apprezzare lo spirito del viaggiare. E’ l’unica strada al mondo diventata parco nazionale e con le sue 2,400 miglia e’ anche il piu’ lungo mai istituito.

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