Connettersi a Internet

Non si tratta di essere dei Pc-dipendenti, la connessione ad Internet durante il viaggio serve davvero, spesso diventa indispensabile.

A parte il poter telefonare a costi ridicoli in Italia con Skype di cui parleremo piu’ diffusamente in un altro articolo, la Rete serve per reperire informazioni in tempo reale, trovare ristoranti e Motel, fare le prenotazioni e naturlamente ricevere E-mail.

Ma come al solito tutto e’ possibile, basta sapere come fare perche’ negli USA nulla e’ cosi’ banale per un viaggiatore europeo come si vorrebbe.

Prima di tutto bisogna portarsi un computer e puo’ diventare una bella rottura sia in termini di peso che di volume. Si puo’ cercare di usare i cellulari di ultima generazione ma spesso diventa complicato, sinceramente io li evito. Da qualche anno mi porto dietro un piccolo Netbook, un Kg e le dimensioni di un libro mi  risolvono tutti i problemi non escluso quello di scaricare le foto dalla camera digitale. Portatevi qualche chiavetta perche’ nemmeno immaginate quanti scatti farete !

Ma veniamo a noi. Per connettersi ad Internet ci vuole una Connessione, ovvio, bisogna cioe’ che un Provider locale ve la fornisca. Ma quelli americani non sono gli stessi che in Europa ed a parte nebulosi accordi che vantano con i nostri,  utilizzare il nostro contratto italiano in rooming costa una cifra  e difficilmente funziona sempre e dovunque. Considerate che il 90 % del percorso sara’ in zone rurali e lontano dalle grandi citta’  per cui capirete che Tin, Vodafone o chi altro vi puo’ aiutare ben poco.

Fare una contratto nuovo con un AT&T oppure Verizon, per citare i piu’ diffusi in America, non e’ nemmeno da pensare, perdereste un sacco di  tempo e soldi inutilmente. Non resta che sfruttare le connessioni WiFi che, grazie al cielo, sono facili da reperire.

In tutti i Motel offrono il WIFI ma non sempre in camera, controllate bene e chiedete alla Reception. Molti, tra cui il Motel6 hanno un ottimo servizio ma a pagamento nel senso che bisogna chiedere, pagando, la PWD di accesso ogni volta, quando non sia addirittura la chiave WPA da impostare. Niente di difficile ma bisogna imparare a farlo. La migliore in ogni caso e’ la catena SUPER8, connessione gratuita, velocissima e in tutte le stanze. Fateci un pensiero.

E lungo la strada ? Connettersi non e’ facile e non e’ una eventualita’ remota. Con 8- 9 ore di differenza capita di doverlo fare anche mentre non si e’ in Motel ma in viaggio. Io ho scovato una soluzione che funziona sempre, non sara’ il massimo della correttezza ma non si fa danno a nessuno. Ve la spiego.

Tenete sempre a portata di mano la brochure del Super 8 dove sono riportati tutti i loro Motel e sono tanti, ci trovate anche le mappe per raggiungerli. Quando volete collegarvi, anche magari alle 11 di mattina svoltate nel parcheggio del primo motel che trovate e parcheggiate il piu’ vicino possibile alle stanze a piano terra, nessuno badera’ a voi. Restate in macchina ed accendete il Netbook……… wow…siete in rete. Terminata la connessione riprendete la strada. Ci sono anche altri Motel che offrono la connessione libera ma con il Super8 non si sbaglia mai.

Naturalmente se qualcuno ha soluzioni migliori…….. non faccia l’egoista !

Linus

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La sua storia

LA STORIA DELLA ROUTE 66


  La Route 66 nacque negli anni ’20 nell’ambito della realizzazione di una piu’ efficiente rete stradale specialmente nel West come riorganizzazione dell’insieme di piste create nei secoli precedenti dagli indiani prima e dai pionieri poi.La strada fu pensata, voluta e creata nella meta’ degli anni 20 da Cyrus Stevens Avery, un ricco uomo d’ affari di Tulsa Oklahoma. Egli ebbe l’dea di collegare il Middle West con la California attraverso una strada che passasse per il suo stato in modo da promuoverne lo sviluppo economico e sociale.

Infatti il tracciato della Route 66 non corrisponde al percorso piu’ breve tra i due punti estremi, meglio sarebbe stato passare attraverso Kansas City e Santa Fe, il famoso Kit Carson Trail ma Stevens costitui’ un potente comitato che riusci’ ad convincere la commissione federale incaricata della riorganizzazione stradale.
Effettivamente il percorso proposto presentava indubbi vantaggi, era in gran parte pianeggiante e piu’ facilmente agibile in inverno poiche’ attraversala la parte piu’ a sud del paese.

 In questi stessi anni lo sviluppo dell’automobile era diventato inarrestabile, nel 1910 in tutti gli stati dell’Unione si contavano 180.000 automezzi, nei dieci anni successivi furono messi sulla strada oltre 17 milioni tra auto, camion e autobus, l’esigenza di una rete viaria adatta non era piu’ rimandabile.

L’unico percorso automobilistico tra le due coste era stato aperto nel 1912, la Lincoln Highway che collegava New York con San Francisco attraverso St. Louis, Denver e Salt Lake City, piu’ meno l’attuale I-80.
Dovendo pero’ questa strada valicare le Rocky Mountains molto a nord risultava di difficile manutenzione e spesso inagibile per diversi mesi all’anno. La proposta sostenuta dal comitato di Stevens fu accolta.

Il 26 novembre 1926, dopo oltre un anno di discussioni la strada progettata da Stevens divenne la Route 66. La commissione federale per la viabilita’ aveva stabilito che le strade da Est a Ovest avessero numeri pari e quelle da Nord a Sud numeri dispari attribuendo le decine a quelle piu’ importanti. Stevens pretese che la sua strada si chiamasse Route 60 ma incontro’ una fortissima opposizione da un altro comitato che proponeva lo stesso numero per una strada proveniente da Atlanta in Georgia e anch’essa diretta ad Ovest.

Poiche’ quest’ultima veramente attraversava tutto il continente ottenne alla fine il numero 60, allora Stevens ripego’ sul 66, semplicemente perche’ aveva un bel suono. E questo numero porto’ veramente fortuna alla sua creatura.

Al momento della suo battesimo la Route 66 era pavimentata solo per brevi tratti e semplicemente collegava i percorsi dei vecchi Trail degli indiani e dei pionieri nei diversi stati. Ad esempio, per percorrere le 103 miglia tra la fattoria di Stevens a Tulsa e Oklahoma City ci volevano non meno di sei ore di guida su un fondo sconnesso e polveroso che metteva a dura prova sia i viaggiatori che gli automezzi. Le amministrazioni locali si impegnarono subito a migliorarne la percorribilita’ ma ci volle piu’ di un decennio perche’ diventasse totalmente agibile al crescente traffico automobilistico in tutte le stagioni dell’anno.

Cyrus Stevens considero’ fin dall’inizio la Route 66 come un potente strumento di sviluppo per l’Oklahoma e ne organizzo’ un lancio pubblicitario in grandissimo stile. Durante la seconda meta’ del 1927 venne organizzata una maratona podistica da Los Angeles a New York attraverso la Route 66, la “Bunion Race”, con grande risonanza nella stampa nazionale ed internazionale ed un premio al vincitore di ben 25.000 dollari, una cifra enorme per l’epoca.

Il 4 Marzo 1928 partirono da Los Angeles ben 275 partecipanti ma appena dopo pochi giorni di marcia ne rimasero meno di un terzo. La corsa si rivelo’ subito massacrante e l’organizzazione incontro’ presto grosse difficolta’ ad assistere i partecipanti lungo un percorso ancora scarsamente abitato e in mezzo ai deserti della California. La partecipazione della popolazione e della stampa fu comunque entusiasta ed il successo enorme. Gia’ in Texas un indiano Cherokee ventunenne di nome Andy Payne prese stabilmente la prima posizione affiancato in Oklahoma da Peter Gavuzzi un italiano di Southampton, Inghilterra, di un paio d’anni piu vecchio e veterano di maratone internazionali.

I due maratoneti raggiunsero Chicago insieme e proseguirono verso New York sempre in testa alla “Bunion Race” finche’ in Ohio Gavuzzi fu fermato da una banale infezione. Andy Payne taglio’ il traguardo da vincitore a New York insieme ai 53 partecipanti rimasti in gara dopo 87 giorni e 3.422 miglia percorse a piedi attraverso tutto il continente. Payne torno’ con il premio in Oklahoma, acquisto’ una fattoria per i suoi genitori, si pago’ gli studi e divenne funzionario della Suprema Corte dello stato.

Con questo lancio pubblicitario la Route 66 divenne immediatamente popolare in tutto il continente e la sua fortuna fu subito assicurata.
Nel 1934 le tempeste di sabbia ed una straordinario periodo di siccita’ durato alcuni anni (The Dust Bowl) spinsero centinaia di migliaia di Farmers dell’ Oklahoma, gli Okies, sulla Route 66 al grido di “o la California o la rovina”. Nel 1939 John Steinbeck descrisse questo periodo nel suo capolavoro “Furore”, definendo la Route 66 come la Mother Road, la Strada Madre. La Route 66 divenne subito una leggenda.

Nel 1938 venne completata la pavimentazione della Route 66 da Chicago a Los Angeles rendendola finalmente percorribile dalle automobili in tutte le stagioni dell’anno. Puo’ sembrare oggi banale ma allora l’evento fu salutato come un eccezionale progresso tecnologico. Il risultato fu reso possibile dal piano di sostegno all’occupazione, il New Deal del presidente Roosvelt, che negli anni peggiori della crisi economica impiego’ diverse centinaia di migliaia di lavoratori provenienti da tutti gli stati dell’Unione per la costruzione della strada. Molti di loro si stabilirono definitivamente lungo il percorso della strada e quelli che tornarono nei loro stati di origine contribuirono alla fama della Route 66.

Durante la seconda guerra mondiale l’enorme sforzo bellico degli Stati Uniti trovo’ nella Route 66 un elemento di vitale importanza. La produzione di automobili scese dai 3,7 milioni del 1941 a poco piu’ di 600 nel 1943 e l’industria venne riconvertita per la costruzione ai mezzi militari. Poiche’ il cuore industriale del paese si trovava nella zona dei grandi laghi, Chicago e Detroit in particolare, la Route 66 divento’ la principale strada di rifornimento per le unita’ impegnate nel sud Pacifico di stanza a San Diego.

L’enorme sforzo riusci’ ad essere sopportato solo per il 50 % dalle ferrovie, la Route 66 fece il resto. Inoltre gran parte delle basi militari per l’addestramento delle truppe furono insediate nel Mid-West, Oklahoma, New Mexico e Colorado, questo fece conoscere quei territori, ancora in gran parte disabitati, a milioni di americani, molti dei quali vi si traferirono al ritorno dalla guerra.

Finita la guerra milioni di americani, percorsero la Route 66 da Est a Ovest per stabilirsi nel nuovo Eldorado della California che aumento’ i suoi abitanti del 40 % in tre anni e li quadruplico’ in un ventennio. La Route 66 divenne sinonimo di avventura e di fuga dal presente verso un futuro migliore e per molti di quei viaggiatori il sogno si avvero’. Uno di loro, Bobby Troup, durante il trasferimento con la famiglia scrisse una canzone “Get your Kicks on Route 66″ che vendette a Nat King Cole appena a Los Angeles. Il motivo ebbe un successo strepitoso e Bobby divenne ricco e famoso immediatamente.

Paradossalmente l’esperienza bellica, che dimostro’ inequivocabilmente l’importanza strategica della Route 66, ne segno’ anche il destino. Dwight D. Eisenhower che aveva iniziato la sua carriera militare a Ft. Riley in Kansas, non lontano dalla Route 66, comprese perfettamente l’importanza della rete stradale per la difesa della nazione ed era rimasto impressionato dall’efficienza delle Autobahn tedesche volute da Hitler prima della preparazione del conflitto.

Negli anni successivi alla guerra la produzione automobilistica aveva ripreso vigore con quasi 4 milioni di automezzi costruiti all’anno. Lo sviluppo economico e la motorizzazione di massa spinsero sempre piu’ americani sulla Route 66 che in breve divenne insufficiente. Il traffico ed il numero di incidenti stradali avevano raggiunto livelli ormai inaccettabili.

Nel 1956 una legge federale fortemente sostenuta da Eisenhower, il Mc Donald Plan, decreto’ il rifacimento delle vecchie Route e la loro trasformazione in moderne Interstate Highways a piu’ corsie. Un’ impresa ciclopica che richiese piu’ di due decadi per essere completata ma che segno’ progressivamente la fine della Route 66 e del mondo che le ruotava intorno.

L’avvento delle Interstate rappresento’ un salto di qualita’ sostanziale per la viabilita’ del continente nord americano ma condanno’ a rapida rovina molte piccole citta’ situate lungo vecchie Route e ora tagliate fuori dal traffico. Dove non c’era un’ uscita dall’autostrada i paesi si spopolarono e spesso morirono, molto presto la Route 66 fu punteggiata di citta’ fantasma simili a quelle della corsa all’oro nel selvaggio West durante il secolo scorso.

Ci volle pero’ del tempo. Negli anni 60 la Route 66 era ancora cosi’ popolare che la rete televisiva CBS le dedico’ un serial televisivo interpretato da due avventurosi viaggiatori a bordo di una mitica Corvette che, pur progettata nel 1954 dalla Chevrolet, divenne presto l’emblema della strada. Mai come nei suoi ultimi anni di servizio la Route 66 fu cosi’ famosa ed amata.

Nel 1985 fu completato l’ultimo tratto della Interstate I-40 presso Williams (Arizona) e non fu piu’ necessario percorrere alcun tratto della vecchia Route 66 per raggiungere il Pacifico da Chicago. Ci vollero cinque Interstate per rimpiazzare la Mother Road: I-55, I-44, I-40, I-15 e I-10.

Forse e’ stata questa definitiva condanna a turbare milioni di americani per i quali il ricordo della Route 66 era ancora vivo e vitale. Si formarono associazioni, vennero eretti di nuovo i segnali stradali, la stampa ricomincio’ ad occuparsene ed i viaggiatori ripresero a percorrere la vecchia mitica strada finalmente liberata dal carico del traffico pesante intercontinentale..

La Route 66 e’ in un certo senso rinata e dal 1994 e’ passata sotto la protezione dell’ amministrazione federale dei parchi come ” monumento nazionale.” per la gioia di chi sa ancora apprezzare lo spirito del viaggiare. E’ l’unica strada al mondo diventata parco nazionale e con le sue 2,400 miglia e’ anche il piu’ lungo mai istituito.

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L’Assicurazione Sanitaria

Premesso che non voglio scoraggiare nessuno e men che meno “portare sfiga”,  pero’ il viaggiatore con la testa sulle spalle e magari con famiglia al seguito non puo’ fingere di ignorare anche l’eventualita’ di aver bisogno di cure mediche  Si spera che non debba mai far parte della nostra esperienza ma deve essere presa in cosiderazione  seriamente.

Negli USA noi siamo cittadini stranieri con visto turistico temporaneo e poiche’ il Sistema Sanitrario Americano e’ fondamentalmente privato non usufruiamo di alcuna protezione sanitaria europea. In pratica, come tutti gli americani, anche noi in caso di bisogno dobbiamo rivolgerci alla sanita’ privata che sara’ anche ottima ma per nulla a buon mercato, poco male per motivi  banali ma per qualcosa di appena serio le cifre diventano impegnative anche perche’ come stranieri non possiamo usufruire di alcuna convenzione particolare.

Naturalmente ci si puo’ premunire con una assicurazione privata che ci copra anche negli USA ma chi ci ha provato racconta di costi proibitivi come per quelle in Europa per altro. Anche la procedura diventa complicata con visite mediche preventive e altri aspetti burocratici quindi e’ una strada che non consiglio di praticare per un viaggio di qualche settimana a meno che non abbiate patologie serie in corso nel qualc caso vi consiglio di cambiare meta.

La soluzione possibile e scelta anche dalle agenzie turistiche e’ quella di acquistare un pacchetto sanitario di pronto intervento ed il rimpatrio per le cure nella nostra buona vecchia Europa a carico del nostro Sistema Sanitario. Per un paio di settimane o poco piu’ non costa una cifra.

Questo e’ un aspetto molto importante da capire altrimenti si gira a vuoto.

Ci sono diverse compagnie che offrono questo servizio e vi invito caldamente a leggere i dettagli delle loro proposte. Ve ne segnalo un paio tanto per capirci, valuate voi direttamente, io come solito non vi dico le mie preferenze.

EUROPE ASSISTANCE    

http://www.europassistance.it/pagine/vns_famiglia_usa_canada.aspx     e’ stata una delle prime e gode di buona reputazione.

MONDIAL ASSISTANCE (ex ELVIA)  

 http://www.e-mondial.it/pages/dettaglio_prodotti.asp?codice_prodotto=care   anche questa mi si dice essere seria, credo siano svizzeri.

Cosa offrono ?

  • – Consulenza medica/pediatrica: una linea telefonica attiva 24 ore su 24 con medici professionisti pronti a fornire una consulenza sullo stato di salute dei membri della famiglia

  • – Invio di un medico o di un’autoambulanza in Italia
     

  • – Rientro sanitario: nel caso in cui, a seguito di infortunio o malattia, si renda necessario rientrare nella propria città, la Centrale Operativa organizzerà il viaggio con il mezzo più adatto ed eventualmente con personale sanitario e/o un compagno di viaggio; il rientro è garantito anche per l’assicurato qualora convalescente e in caso di necessità sarà organizzato anche per gli altri assicurati partecipanti allo stesso viaggio

  • – Viaggio di un famigliare: permette ai familiari di raggiungere l’assicurato in caso di ricovero superiore ai 7 giorni

  • – Segnalazione di uno specialista all’estero: per una migliore valutazione delle condizioni di salute dell’assicurato direttamente nel Paese di soggiorno

  • -Prolungamento soggiorno: nel caso fosse impossibile,per infortunio o malattia, rientrare nella data stabilita verranno rimborsate le spese di soggiorno per un massimo di 5 giorni

  • – Segnalazione legale e anticipo cauzione penale: un aiuto concreto in caso di arresto o minaccia di arresto

  • – Interprete a disposizione: per una migliore comunicazione con i medici dell’Istituto di Cura in caso di ricovero

  • – Anticipo spese di prima necessità: per sostenere spese urgenti e impreviste un anticipo fino a euro 2.500,00

  • – Rientro anticipato: garantito per gravi motivi familiari

  • – Accompagnamento minori: rientro con accompagnatore dei minori viaggianti, se per infortunio o malattia l’assicurato non possa prendersene cura

  • – Assistenza al veicolo: soccorso stradale da e per l’aeroporto

  • – Assistenza psicologica: per affrontare lo shok a causa di eventi traumatici occorsi in viaggio, l’intervento di uno psicologo al rientro in italia

  • – Assistenza domiciliare integrata per gli assicurati in viaggio: se necessario saranno erogate al domicilio le cure prescritte a seguito di malattia o infortunio sorti durante il viaggio

Insomma forniscono servizi di “pronto intervento” ed anticipo spese  con rientro sanitario in Italia, quasi sempre i costi restano a vostro carico ma li pagherete al ritorno. 

Troppo poco ? Abbastanza ? Diciamo molto meglio di niente e non costano una cifra. Sappiate che si tratta delle normali assicurazioni che vi vendono le agenzie con i viaggi organizzati senza spesso specificare di che cosa si tratta esattamente.  Adesso lo sapete.

Allora fatevi un giro nei siti, ce ne sono anche altri naturalmente, valutate e meditate ma non cercate di risparmiare su questo. meglio qualche maglietta in meno che far finta che la fortuna ci aiutera’ sempre.

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The Mother Road

THE MOTHER ROAD 

 


 

 

 

  • La Route 66 e’ una strada o meglio era una strada perche’ ormai da un trentennio e’ stata cancellata dalle mappe stradali del continente americano. Route 66, gia’ il nome e’ qualcosa di magico, ha sempre significato”andare in qualche posto” non semplicemente spostarsi.
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  • La US Route 66 inizia dal centro di Chicago nel Grant Park e dopo 2.400 miglia attraverso tre fusi orari e otto stati – Illinois, Missuri, Kansas, Oklahoma, Texas, New Mexico, Arizona e California termina a Los Angeles esattamente all’incrocio del Santa Monica Boulevard con Ocean Avenue. Si puo’ dire che inizia sulle sponde del lago Michigan e termina sulle spiagge dell’Oceano Pacifico ed e’ stata una delle prime strade pavimentate a collegare l’Est con l’Ovest del Continente Americano.
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  • Praticamente tutti gli americani, in modo o nell’altro hanno percorso almeno un tratto di questa che rimane una delle piu’ famose strade del mondo e che spesso e’ ancora conosciuta localmente con i nomi delle antiche piste indiane dalle quali ha preso origine: Pontiac Trail, Osage Indian Trail, Postal Highway, Ozark Trail, Grand Canyon Route, National Old Trails Highway, Mormon Trail, Will Rogers Highway.
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  • Come tante altre Route fu istituita negli anni 20 per dotare gli Stati Uniti di una rete stradale adatta a soddisfare il crescente traffico automobilistico e l’impetuoso sviluppo dell’economia particolarmente nell’ Ovest. Negli anni ’70 e’ stata sostituita dalle Interstate, una rete di strade a quattro o piu’ corsie, in grado di rispondere in modo piu’ soddisfacente alle nuove esigenze createsi dopo oltre mezzo secolo di motorizzazione di massa.
  • Non varrebbe la pena di aggiungere altro se la Route 66, durante i suoi cinquant’anni di esistenza, non fosse diventata qualcosa di piu’ e di diverso da un semplice nastro di asfalto che collegava Chicago con Los Angeles.
  • Oltre ad attraversare molti dei posti piu’ interessanti degli Stati Uniti, lungo il suo percorso si ritrova tutta la storia del paese e della sua evoluzione culturale nell’ultimo secolo. E’ come un museo vivente a cielo aperto.
  • Ma c’e’ di piu’. La Route 66 fin dall’inizio acquisto’ un significato speciale nell’immaginario degli americani, una fuga verso l’Ovest, una corsa verso il sole, la liberta’, il sogno dell’Eldorado, l’ ultima frontiera in California. Nel periodo tra le due guerre milioni di automobilisti la percorsero per cercare la fortuna in California o anche solo per sfuggire alla Grande Depressione ed ai disastri ecologici causati dall’industrializzazione selvaggia e dalla coltivazione intensiva nelle praterie del Mid-West.
  • La lunga strada che collegava Chicago con Los Angeles, anche viceversa ma nessuno sembra ricordarsene, divento’ sinonimo di avventura e fu celebrata da scrittori e musicisti, ebbe risonanza nazionale in un famoso serial televisivo degli anni ’60, acquisto’ insomma una sua fisionomia precisa che un semplice provvedimento burocratico non riusci’ a cancellare. Woody Guthrie vi scrisse le sue ballate “on the road” Steinbeck vi ambiento’ il suo capolavoro “Furore” chiamandola la Mother Road, la Strada Madre di tutti gli americani, Kerouac vi ambiento’ le sue opere migliori.
  • E’ un luogo popolato da innumerevoli cameriere, addetti alle pompe di benzina, camionisti, vagabondi, gestori di motel, autisti di camper, un mondo sempre diverso ma per molti versi uguale sparso lungo 2.400 miglia di asfalto. La Route 66 e’ incredibilmente un posto unico, come una lunghissima citta’ coi suoi abitanti perennemente in movimento e fieri di appartenervi. Viceversa il popolo che corre sulle Interstate a 4 corsie appartiene ad un’ altra dimensione, ad un’ altro modo di intendere la vita e se stessi. Veramente e’ una strada di fantasmi e di sogni lasciati da tutti quelli che l’hanno percorsa, e’ la liberta’ di viaggiare su strade sterminate, non importa per arrivare dove ma certi di avere sempre qualcosa di nuovo da scoprire dietro la prossima curva.
  • Ma la Route 66 fu anche un potente strumento di sviluppo economico e culturale per i paesi che attraversava, attiro’ milioni di persone nel South West americano finalmente non piu’ isolato dal resto del mondo. Stati come l’Oklahoma e l’Arizona devono il loro sviluppo alla Route 66 e ne furono influenzati indelebilmente.
  • La fortuna della Route 66 fu costruita e sostenuta da una intelligente azione pubblicitaria organizzata dal comitato promotore presieduto da Cyrus Stevens, un facoltoso uomo d’affari di Tulsa in Oklahoma. Caso veramente unico al mondo la nuova strada fu lanciata negli anni 20 con tecniche degne di un prodotto commerciale di largo consumo e la clientela crebbe rapidamente.
  • La Route 66 divenne immediatamente la “via Maestra” verso l’Ovest, la strada da percorrere per raggiungere la California, le spiagge dorate, le fortune milionarie, la Mecca del cinema.
  • Oggettivamente aveva tutte le caratteristiche per diventare un prodotto di successo. Il suo tracciato attraversava alcune delle piu’ belle aree del continente, dal Missouri al Texas, dagli altopiani del New Mexico ai Canyon dell’ Arizona, un viaggio a ritroso alla fine del secolo scorso, i tempi della grande colonizzazione dell’Ovest.
  • Hollywood prima e la televisione poi fecero la loro parte costruendo con centinaia di film western e d’avventura il mito della frontiera americana. E la Route 66 ne divenne parte integrante.
  • La nuova rete di Interstate completate negli anni ’70 rese piu’ agevole il traffico automobilistico ma condanno’ inesorabilmente il mondo nato e cresciuto intorno alla Route 66. Le autostrade infatti non attraversano i centri urbani, sono veloci e hanno scarsi contatti con il territorio circostante. I paesi che ottennero un’uscita sopravvissero, anzi si svilupparono ulteriormente, quelli tagliati fuori morirono inesorabilmente come rami d’albero staccati dal tronco.
  • Ma non basta. Il poter viaggiare piu’ rapidamente comporta avere meno necessita’ di pernottare quindi meno Motel, auto piu’ affidabili resero inutili migliaia di officine, le grandi catene di fast food mandarono in rovina i piccoli Ristoranti familiari, insomma il mondo che ruotava intorno alla Route 66 scomparve quasi completamente in meno di un decennio.
  • Ma non del tutto perche’ uno sparuto numero di “sopravvissuti” continuarono a vivere e lavorare ai bordi della vecchia strada, spesso piu’ per nostalgia che per convenienza, conservando ancora intatto quello che fu lo spirito della buona vecchia Route 66. Molti piccoli centri si spopolarono completamente ma alcuni riuscirono a conservare sino ad oggi le loro peculiarita’, isolati ma protetti dal mondo esterno che continuo’ a sfrecciare sulle veloci autostrade.
  • Ripercorrendo l’antico tracciato, dove e’ ancora rimasto agibile, si rimane colpiti da un mondo e da un modo di vivere fatto ancora di rapporti umani, di personaggi semplici, di piccole grandi cose che si penserebbero ormai estinte nel paese dei grattacieli. Oltre allo splendido paesaggio in gran parte ancora non invaso dal turismo di massa, la Route 66 regala ancora emozioni insospettabili al viaggiatore non frettoloso e incontri impossibili da dimenticare.
  • Per questo motivo la Route 66 e’ diventato un parco nazionale, caso unico al mondo per una strada, e vincolata dal Ministero Federale dei Beni Culturali come un pezzo significativo della storia d’ America.
  • Con oltre 4.000 chilometri di estensione e’ il parco naturale piu’ lungo del mondo

 

Buon Viaggio sulla  Route 66

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L’autore del sito

Eccomi, peggio per voi !!!!!!!!!


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Ed ecco qui a raccontarmi, a gentile richiesta come dicevano i peggiori “guitti” della Commedia dell’ Arte. L’unica cosa che mi puo’ assolvere e’ che si tratta della Verita’, tutta la Verita’, niente altro che la Verita’.

Mi madre mi ha raccontato che sono nato di primavera dopo la meta’ del secolo scorso, in un ridente paesino lungo la riva al Po dalla parti di Parma, non ho motivo di dubitarne anche se spesso mi sembra che sia successo ieri o poco prima.

Ridente paesino si fa per dire, intorno c’era solo la grande pianura, non la prateria, ma per me era gia’ la stessa cosa. A volte, si vedevano in lontananza le Alpi, a volte gli Appennini, spesso niente perche’ la nebbia copriva tutto. E allora si potevano finalmente sognare orizzonti piu’ lontani. Il grande fiume era come una lunga strada d’acqua che veniva da lontano e portava non si sa dove.

Dopo una carriera scolastica senza lode e senza infamia, sopravvissuto al Liceo, sono approdato all’ Università’ di Bologna, Facoltà’ di Ingegneria Elettronica, quella Informatica arrivo’ solo molti anni dopo.

Era bello vivere fuori sede, Bologna negli anni tra il ’67 ed il ’72 era piena di stimoli, non solo elettronici, anzi proprio per nulla.  Erano anni caldi, ci eravamo convinti di dover cambiare il mondo, riuscimmo invece a cambiare solo noi stessi, per sempre. Poteva andare peggio.
In quegli anni all’università c’era solo un enorme computer che mangiava schede di cartone e sputava chilometri di carta pieni di numeri, onestamente io preferivo le radio, le antenne sui tetti ed i tralicci mi sembravano cose più umane, cosi’ scelsi Telecomunicazioni come specializzazione. Mi affascinava mandare la mia voce lontano e ascoltare voci dell’altra parte del mondo, scoprire che c’erano tante cose oltre l’orizzonte.

Intanto cominciava a nascermi dentro la passionaccia per le strade, quelle lunghe, quelle che portano lontano.

Il giorno che decollo’ il primo Apollo per la Luna montai con un amico  su una vecchia e scassata Fiat 500 e via con destinazione Capo Nord, avevamo un’idea vaga di dove fosse ma il nome era affascinante. C’erano poche autostrade allora e la meta era veramente in capo al mondo, quante cose da vedere e da scoprire. Magnifico !

Quando Armstrong mise piede sulla Luna noi eravamo già arrivati in Norvegia per scoprire di essere solo a meta’ strada, il mezzo era malconcio e noi anche. Al diavolo Capo Nord, c’era la Svezia e la Danimarca da esplorare e cosi’ fu. Non ce ne pentimmo ed il problema fu trovare il coraggio e i soldi per ritornare indietro dopo un paio di mesi.

Poi ogni estate trasferimento a Londra, ufficialmente per imparare l’inglese. Imparai la lingua ma anche tante altre cose. All’inizio mi guadagnavo da vivere lavando piatti come tutti, poi trovai lavoro in uno studio fotografico come garzone apprendista tuttofare.

Piano piano imparai il mestiere, mi piaceva fare il fotografo, era un lavoro interessante e creativo. Tornavo comunque a Bologna dopo ogni estate e giu’ a dare esami a rotta di collo. A novembre del quinto anno portai a casa la laurea a tempo di record. Adesso finalmente il mondo era mio, chi mi fermava piu’ !

Invece mi tocco’ fare il soldato. Il periodo del militare e’ stato il peggiore della mia vita e ancora mi ritorna negli incubi notturni, abituato come ero alla libertà mi sentivo come in galera, anzi peggio. Passo’ anche questo ma non perdonero’ mai all’esercito di avermi rubato 18 preziosi mesi di vita. E poi ero un soldato assai poco guerriero, anzi, non sarei mai riuscito a difendervi dai “barbari invasori”. Per fortuna mia e vostra non ce ne fu bisogno.

Come previsto, dopo la specializzazione in Telecomunicazioni, il primo lavoro che trovai fu come programmatore di computer in una grossa banca. Addio alle radio e alle antenne, maledetti computer mi avevano catturato

Comunque imparai molto lavorando quasi sempre in IBM ma dopo tre anni poteva bastare ed avanzare. Trovarmi chiuso sempre nello stesso ufficio mi procurava crisi di claustrofobia sempre piu’ acute e mi rendeva oggettivamente indisponente nei confronti dei colleghi e dei superiori.

Mi licenziai ed andai a fare l’insegnante precario, stipendio gramo ma tanto tempo a disposizione per sviluppare nuove idee e percorrere altre strade.  Alla meta’ degli anni ’70 erano arrivati i primi Microprocessori, sottoprodotto civile della Guerra Fredda, il buon vecchio Texas 9900 fu il mio primo amore. Era troppo avanzato per l’epoca e infatti spari’ rapidamente ma  ci lasciò in eredita’ una concezione diversa dell’elettronica,  la rivoluzione era iniziata in quei giorni ma in pochi ce ne accorgemmo. L’era dei Megaprocessori per pochi stava lasciando il posto ai Microprocessori per tutti anche se ci sarebbero voluti ancora quasi 20 anni perchè il mondo se ne accorgesse. Bill Gates era ancora uno studente squattrinato in riva alla baia di Seattle ma anche lui se ne era accorto.

Comunque nel lontano 1977 insieme a due giovani ingegneri argentini, emigranti al contrario in Italia, cominciammo a vedere se si riusciva a farne qualche cosa di buono di questi nuovi strani oggetti. Prima con i Texas poi con i Rockwell  e i Motorola iniziammo la rivoluzione informatica visto che le altre era meglio lasciarle perdere. Furono lunghi mesi, anzi notti di Camel e Mate, strano infuso dei gaucho della pampa dagli effetti travolgenti, almeno li faceva quello che preparava Louis.

Caso volle, mica tanto pero’ conoscendoci, che le prime applicazioni sviluppate da noi fossero Flipper e Slot Machines, regolarmente truccate, per il mercato spagnolo.  In meno di un anno diventammo molto bravi ed io andavo spesso in Nevada per incontrare i committenti ed i concorrenti americani. Eravamo i piu’ bravi a quell’epoca, creativita’ latina e tecnologia americana sono sempre stati una miscela esplosiva.

Così vidi finalmente le loro strade, quelle erano davvero lunghe e mitiche, altro che quelle europee.  Poi il West, il sogno dell’infanzia cresciuto nei film di John Wayne, l’amore fu immediato e travolgente. Sparivo per giorni e giorni a zonzo nei deserti della California, Nevada e Arizona, spesso solo per vedere dove portava una strada dal nome affascinante. Non ho mai amato le cartine stradali, mi toglievano  il fascino dell’ignoto.


Quando la ditta in Italia si sciolse, io me ne andai in California ed i miei soci tornarono in Argentina, emigrando una volta ancora avanti e indietro attraverso l’Atlantico. Non li rividi mai piu’, chi lo sa che fine hanno fatto nel magico e folle emisfero australe. Buona fortuna Louis e Juan, hasta la victoria, siempre !

Intanto io continuavo a pendolare tra il Pacifico e le rive del Po, avevo gia’ viaggiato il West in lungo ed in largo, un paio di traversate “Coast to Coast” in solitario, insomma le strade americane avevano ormai pochi segreti per me. E la regina di tutte era naturalmente la Route 66.

Trovai comunque il tempo di fondare un’altra società in Italia, questa volta per usare i Micro nel settore dell’automazione industriale. Il successo fu notevole ma dopo quattro anni sentivo il bisogno di muovermi, cosi’ continuai da solo come consulente free lance. La mia ex-ditta, con la quale non ho mai smesso di collaborare, esiste e prospera ancora. Era ormai la fine degli anni ’80 e da allora continuo la mia attività di progettista di Automazione Industriale tra l’Italia e l’America.

Bene, questo e’ tutto per ora, ma non pensate che sia finita così ! Mi sembra che il bello debba ancora venire, nuove cose da scoprire, da esplorare, nuove strade da percorrere, lunghe, solitarie, finche’ la benzina che abbiamo nel cuore non finira’ del tutto, speriamo tardi.

Permettetemi di regalarvi una citazione che mi piace molto, e’ di Immanuel Kant e risale al 1798. Sono passati due secoli ma purtroppo sembra sempre attuale e impossibile da realizzare.

“Nessuno potra’ costringermi
ad essere felice a modo suo”

Scusate per il disturbo e la lungaggine, provate voi a raccontare 50 anni in tre righe !

Linus

 Me004

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